Incontro con il Prof Cerulli Irelli: nuovi spunti di riflessione nel percorso di revisione della legge regionale in materia di proprietà collettive

L’appuntamento con il Prof. Vincenzo Cerulli Irelli (ordinario di diritto amministrativo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”, nonché Presidente di A.PRO.D.U.C., Associazione per la tutela delle proprietà collettive e dei diritti di uso civico), promosso da ABC, d’intesa con il Consorzio degli Enti Locali della Valle d’Aosta, sabato 10 novembre 2018, ha rappresentato un’altra interessante occasione di approfondimento nel percorso di revisione della normativa regionale in materia di domini collettivi.

L’incontro, dal titolo “Aspetti giuridici innovativi delle proprietà collettive. Elementi per una nuova legislazione regionale”, in continuità con quanto emerso già in occasione della Conferenza del 26 ottobre con il Professor Nervi, ha portato, innanzitutto, l’attenzione sui contenuti della legge 20 novembre 2017, n. 168, di cui i relatori, il Prof. Louvin e il Prof. Cerulli Irelli, hanno evidenziato i caratteri di innovatività, a partire dalla qualificazione dei domini collettivi come elementi di natura precostituzionale e, in quanto tali, preesistenti rispetto al diritto statale.

Il Prof. Cerulli Irelli ha poi arricchito il confronto con alcuni interessanti recenti spunti giurisprudenziali. Da un lato, la sentenza della Corte costituzionale n. 113/2018, rilevante, per lo più, per le regioni a Statuto ordinario, in quanto limitativa della potestà legislativa delle stesse in materia di proprietà collettive (materia che viene ricondotta all’ordinamento civile di competenza statale), ma che, allo stesso tempo, vale a sottolineare, ancor più, l’importanza della previsione statutaria che attribuisce, alla Valle d’Aosta, competenza legislativa primaria in materia, appunto, di “usi civici, consorterie, promiscuità per condomini agrari e forestali, ordinamento delle minime proprietà culturali” (art. 2, lett. o) St. spec.). Dall’altro, la pronuncia della Corte di cassazione n. 24978/2018 che ha riconosciuto le comunelle friulane proprietà collettive preesistenti alle leggi emanate dallo Stato italiano e, in quanto tali, non assoggettabili alle norme sugli usi civici.

Proprio sul raffronto tra la legge sugli usi civici del 1927 e la normativa introdotta dal legislatore nazionale l’anno scorso in materia di domini collettivi, è poi proseguita la disamina del Prof. Cerulli Irelli che, ricordando come, nell’intervento normativo del 1927, il legislatore si fosse basato sulla tradizione giuridica meridionalistica (che vedeva, essenzialmente, l’esercizio, da parte degli abitanti, di diritti di uso civico su beni di proprietà comunale), ha rilevato come, al contrario, la legge 168/2017 si proponga in qualche modo di esportare, sull’intero territorio nazionale, il “modello dell’arco alpino”, caratterizzato dalla presenza di comunità che gestiscono beni di cui la comunità stessa ha il possesso o il dominio per apprensione originaria.

Il dialogo con l’ospite è poi proseguito, anche grazie all’interlocuzione dei presenti – tra cui alcuni dei componenti del gruppo di lavoro per la revisione della l.r. 14/1973 – su aspetti pratici che, in concreto, la regione dovrà affrontare per adeguare il proprio ordinamento (ad esempio, i criteri per l’individuazione delle Consorterie), oltreché sulle prospettive derivanti dalla nuova impostazione introdotta a livello statale (rilievo delle proprietà collettive sotto il profilo economico; rilevanza delle stesse in termini di servizi ecosistemici, ruolo futuro del Commissario per gli usi civici, ecc.).

 

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